Quando facevo ancora la gavetta e non ero una famosa brodstar ho fatto tanti mestieri, tra cui la vedetta in una famosa nave da crociera.
Ero tutto il giorno lassù, in alto, sopra il pontile, con il vento in poppe che rischiava di trascinarmi via. Pessima idea quella di imbarcarmi come pallone/vedetta per gridare “atteeeeentiiiiii, ostacooooloooo”. Con tutti quei moscerini che entravano nella mia boccaperta era impossibile concentrarsi (impossibile anche perché completamente scema).

Capitan Charisma, noto feticista del silicone delle tette grosse, si era invaghito di me sin dalla prima occhiata, quando ero una misera boa in una campo di riso, ostaggio della terribile Mondina, e mi aveva fatto l’indecente proposta:
<<Imbarcati con me sulla nave più importante del mondo e vieni in America, come bambola di gomma diventerai più famosa di Pamela Anderson>>. E io, bocca aperta e gambe larghe pronunciai l’infausto sì.
Dall’alto del pennone al quale ero appesa a sventolare tutto il giorno, osservavo le navi che si avvicinavano troppo e gridavo con quanta aria aveva in corpo <<Capitanooooo, naaaaaaveeeee..coff..coff..>>, alla quarta “e” un gabbiano immancabilmente si infilava in bocca e rimaneva lì a godere del mio accogliente nido.
Un giorno, appesa ad un cavo che sventolavo sotto il sole cocente, vidi un giovine avvenente e misterioso che mi fissava dal basso, cannetta di ordinanza in bocca e jeans aderenti, sdruciti e strappati indosso. Io, sconsiderata, decisi di rivolgergli la parola dimenticando di fissare il mare in cerca di ostacoli:
<<Ciao maschione…>>
<<Ma sei scema? Tu non dovresti stare sempre lassù in alto a vigilare che nulla ci venga addosso?>
<<Sì, sì, e ancora sì!>
<<Il terzo sì per cosa sta?>>
<<Guarda la mia bocca e capirai>>
Il giovine che non rivelò il suo nome, bisognoso di buchi da riempire cominciò a tirare la fune cui ero legata per tirarmi giù e farmi sua.
<<Aspetta caro, io dovrei stare quassù a lavorà… sticazzi, sono tutta struccata, davvero impresentabile…>>
Mentre il bellimbusto misterioso tirava giù la corda, il temibile Fannullone, che si faceva chiamare Zazzà perché non voleva far la fatica di ricordare più di due lettere, si intromise e prese anche lui a tirare la corda. Per tutta la durata della traversata lui era stato steso sul lettino a oziare e si era innamorato perdutamente di me: “Cacchio – si diceva – questa è più scema di me, saremmo una coppia fantastica”.
Tira di qua, tira di là, non notai un iceberg che piombo sul Titanic squarciando la fiancata. Il giovine misterioso e il Fannullone caddero in mare. Il Fannullone morì all’istante perché non voleva fare la fatica di fare il morto, mentre del misterioso si persero le tracce a lungo.
Io, liberata improvvisamente dal mio laccio fui portata via dal vento, mentre il Titanic affondava e Capitan Charisma mi salutava da lontano, aggrappato ad un salvagente che in realtà era una protesi da collezione delle tette finte di Valeria Marini.

EDIT: trovate una mia intervista QUI (mi raccomando, sostenetemi. Alcuni brutti e cattivi mi trattano male...saranno amici della Strinacchiata?)
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